Ci sono momenti dove si cerca di cogliere la palla al balzo. La vita ci pone di fronte una difficoltà e anzichè subire il fiume degli eventi, cerchiamo di muoverti un po’ sperando che questo ci tenga a galla. È ciò che ha fatto Basecamp nei confronti di Apple.

Durante il lancio dell’app Hey, un servizio di posta elettronica che costa 99 $ l’anno, Basecamp ha provato ad evitare di corrispondere il 30% di commissioni ad Apple per quegli abbonamenti sottoscritti direttamente nell’app. La palla al balzo è un’indagine ufficiale che l’Unione Europea ha aperto nei confronti della società proprio per le pratiche usate nell’App Store.

In pratica Basecamp ha percorso il solco scavato da altri giganti come Spotify, che prima di lei hanno lamentato proprio la loro avversione nel pagare qualcosa ad Apple. Per farlo David Heinemeier Hansson, CTO di Basecamp, ha prima usato i social network per attrarre l’attenzione, poi scritto sul sito della sua azienda e infine coinvolto i media.

La tecnica del muovere più acqua possibile, puntare alla Luna per ottenere qualcosa durante questa ascesa. E in effetti la strategia ha funzionato.

Se prima Phil Schiller, capo del marketing di Cupertino, ha ribadito con forza che l’app non sarebbe stata accettata se non avesse rispettato le norme di Apple, quindi paganto giustamente gli abbonamenti generati nell’App Store. Ora visti i segnali di tempesta nella Commissione Europea, e di recente anche dell’Antitrust americano, ha preferito offrire una più mite apertura.

Un passo importante per Apple che di solito, quando si sente nella parte del giusto, va avanti per la sua strada facendosi scudo del suo potente esercito di avvocati e della sua forza sul mercato.

L’apertura è stata accettare il client di Hey.com nell’App Store sotto forma di app gratuita, con un abbonamento gratuito di 14 giorni. Dopo i 14 giorni l’utente deve andare sul sito di Hey per sottoscrivere un abbonamento. Come Schiller ha detto poi ha TechCrunch per giustificare il passo indietro:

Se uno scarica l’app e non funziona, non è quello che vogliamo sullo store.

Quindi Apple avrebbe bocciato l’app in precedenza perchè non era utilizzabile senza abbonamento e nell’app non era possibile attivarne uno.

Ma questa non è la sola vittoria ottenuta da Hey. Sempre alla luce dei provvedimenti delle commissioni antitrust europee e statunitensi, che stanno indagando e potrebbero costare miliardi in multe, la società ha aperto su altri fronti:

  1. Gli sviluppatori ora potranno fare appello se reputano che una norma dell’App Store sia stata applicata ingiustamente. Quindi anzichè subire l’interpretazione della norma da parte dei dipendenti di Apple, gli sviluppatori potranno chiedere una nuova analisi se sono convinti di non essere in torto.
  2. Gli aggiornamenti di bug fixing delle app non potranno essere usati per violazioni delle app. Quindi la società dovrà porre maggiore attenzione a non accettare app che non rispettino le norme, oppure dovrà attendere che sia caricato un aggiornamento che aggiunga nuove funzionalità per porre delle correzioni. Quindi in questo caso l’update viene rifiutato in attesa che gli sviluppatori correggano il tiro.

Soluzioni che rappresentano un passo avanti, ma che non risolvono tutti i problemi. Da un lato sviluppatori che vorrebbero pubblicare liberamente qualsiasi cosa nell’App Store e non sborsare un euro per farlo e dall’altro lato Apple che cerca di proteggere qualitativamente il suo negozio e rendere sostenibile il suo business.

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