SIAE

Come mai ogni qual volta Dario Franceschini diventa ministro della cultura e del turismo, effettua un regalo alla SIAE? Probabilmente i posteri avranno la risposta a questa domanda, ma nel frattempo sappiamo che il ministro, che ottenne già questa carica nel 2014 con il governo Renzi, quest’anno è tornato ad aumentare l’equo compenso a favore della SIAE dopo aver ottenuto lo stesso scranno nel 2019 nel governo Conte.

L’equo compenso è una tassa su tutti i dispositivi muniti di capacità di archiviazione dei dati. Alla base c’è un principio semplice: il governo crede che siamo tutti dei pirata che rubano musica, quindi di base ci tassa a priori riversando quei denari nelle casse della SIAE che, teoricamente, dovrebbe darli agli artisti.

Anziché eliminare questa tassa, visto i tanti servizi di streaming musicale in giro, Franceschini ha deciso di sottrarre più denaro a noi per darli alla SIAE. Così dal recente provvedimento del ministero si legge l’aumento dell’obolo. Leggiamo, per esempio:

  • Fino a 7,5 € per una pendrive.
  • 28,98 € per dischi oltre i 400 GB.
  • 12,88 € per hard disk esterni di oltre 3 TB.
  • 6,9 € per uno smartphone con 128 GB.
  • 5,2 € per ogni computer.
  • 5,6 € per ogni smartwatch da 32 GB.

E così via. Denaro che porterà i dispositivi a diventare più cari. Non ci meravigliamo se l’iPhone venduto negli USA costi di più in Italia anche se il dollaro vale meno dell’euro.

Scelte scellerate del ministro Franceschini portano il settore digitale ad essere sempre più penalizzato in Italia. Settore che dovrebbe essere valorizzato e incentivato per creare occupazione. In un periodo storico come quello attuale dove proprio il digitale sta aiutando molte aziende a ripartire.

Ma in tutto questo resta ancora il dubbio: perché Franceschini è sempre così generoso con la SIAE?

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1 Comment

  1. “Non ci meravigliamo se l’iPhone venduto negli USA costi di più in Italia anche se il dollaro vale meno dell’euro.”

    Per 7 euro di compenso?? Forse, dico forse, i prezzi che leggete in dollari sono senza VAT (l’iva americana) mentre in Italia sono con IVA. non sono tutte tasse italiane, tanto è vero che le differenze tra storie italiano, francese e tedesco è minima… Gli iPhone costano perché costano, non per questo compenso

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