Funziona un po’ così. Voi avete un ristorante. Un gruppo di clienti si coalizza e crea un’associazione in cui scelgono loro come dovete sistemare i tavoli, cosa mettere nel menu, quali camerieri chiamare e quali prezzi applicare. In questo modo quando si siedono a mangiare è tutto esattamente come piace a loro.

È un po’ questo il senso del CAF (Coalition for App Fairness), vale a dire una coalizione contro le decisioni di Apple nella gestione dell’App Store.

All’interno troviamo Basecamp, Blix, Blockchain.com, Deezer, Epic Games, the European Publishers Council, Match Group, News Media Europe, Prepear, Protonmail, SkyDemon, Spotify e Tile. Quest’ultimo produce bottoni intelligenti per ritrovare oggetti, ma mette le mani avanti in vista dell’arrivo dell’AirTag.

Il CAF è un’associazione non profit che mira a convincere o obbligare Apple a fare come dicono loro. Come si legge nel loro sito le richieste attuali sono semplici:

  • Fornire l’accesso al firmware come avviene con i suoi prodotti
  • Rivedere il 30% delle commissioni richieste nell’App Store
  • Poter vendere le app anche fuori l’App Store e quindi pagare zero commissioni

Nella loro vision si legge:

Riteniamo che ogni sviluppatore di app abbia diritto a un trattamento equo e che ogni consumatore debba avere il controllo completo sul proprio dispositivo. I nostri principi dell’App Store garantiranno parità di condizioni per piattaforme come Apple e uno standard di condotta coerente in tutto l’ecosistema delle app. I 10 principi delineati includono che ogni sviluppatore dovrebbe sempre avere il diritto di comunicare direttamente con i suoi utenti attraverso la sua app per scopi aziendali legittimi e che nessun negozio di app dovrebbe addebitare tariffe irragionevoli o eccessive.

In nessuna parte del sito ho trovato quanto vorrebbero sottile la fettina. Voi che idea vi siete fatti?

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