Fu Twitter a creare la tecnologia degli hashtag: parole a cui si antepone un cancelletto e che permettono di etichettare dei contenuti nei social network. Elementi che poi sono stati imitati da tanti altri servizi, non per ultimo Note di iOS 15.

È la stessa Twitter ad aver creato un altro elemento collegato agli hashtag e si chiama hashflag. Si tratta di emoji che appaiono accanto ad hashtag specifici. Quindi Twitter consente a chi ne acquista i diritti, a mostrare un glifo grafico accanto agli hashtag, spesso animato, per attirare l’attenzione.

Gli hashflag sono quindi le emoji di Twitter. La cosa negativa è che sono visibili solo nel sito del servizio di micro blogging e nelle sue app ufficiali. Non sono visibili nelle app di terzi o in altre app come Instagram.

Gli hashflag è usato come sistema per monetizzare. Il costo della realizzazione di un hashflag è attualmente un mistero. È probabile che il prezzo cambi in base all’azienda che lo richiede e all’evento a cui è associato.

Si vocifera che Pepsi pagò 1 milione di $ per il suo hashflag in occasione del Super Bowl. Non sappiamo quanto paghi Apple per l’uso dell’hashflag #appleevent ma è probabile che avere il logo di Apple animato arrivi a quelle cifre.

Il primo hashflag fu usato nel 2010 per i Mondiali di Calcio e caratterizzare le bandiere delle varie squadre in gioco. Twitter iniziò a venderne l’uso dal 2014.

Se vi interessa esiste anche un sito che li raccoglie tutti. Ovviamente c’è anche un account su Twitter che segnala la creazione di nuovi hashflag.

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