Apple Park
Mikael Jansson/Trunk Archive

È accaduto tutto un lunedì mattina, precisamente il 28 novembre. Elon Musk si accorge che Apple ha seguito la scia di tante altre aziende e ha tagliato i budget pubblicitari su Twitter. Piattaforma che Musk ha comprato con una cordata da 43 miliardi di dollari.

Apple ha deciso di non comprare più pubblicità sul social network, che poi rappresenta il 4% di tutte le entrate di Twitter, per via dell’opaca gestione del sistema di filtraggio dei contenuti.

L’obiettivo di Elon Musk è cerca di aumentare i numeri di Twitter, per attrarre più investitori e budget pubblicitari. Lo sta facendo con un metodo discutibile. Ha sbloccato 62.000 account bloccati dalla precedente gestione, tra cui quello dell’ex presidente USA Donald Trump.

Musk crede che sbloccando questi account, che storicamente twittano molto, anche se spesso cattiverie e fake news, si possa aumentare il volume di interazioni. Chi scrive tweet polemici genera più discussioni rispetto ai tweet pacifici.

Questa strategia di Musk preoccupa però molte persone, tra cui anche l’Unione Europea che mediante il commissario Thierry Breton ha fatto sapere che se Twitter non rispetterà le norme di moderazione europee va incontro a multe salate. Inoltre preoccupa anche le aziende che non amano far circolare i loro brand in ambienti tossici popolati da quello che viene chiamato hate speech, vale a dire violenza verbale, falsità e complottismi.

Da qui la decisione di Apple di tagliare il budget pubblicitario su Twitter. Decisione che ha fatto agitare parecchio il patron di Tesla, che in un tweet si è chiesto quanto Apple odi le conversazioni libere.

E per conversazioni libere si intende anche la libertà di scrivere false notizie sui vaccini, di cui Twitter ha eliminato il filtro per evitarle, notizie pro Putin, fake news in periodi politicamente caldi (famose furono le notizie false che hanno portato alla Brexit), libertà di offendere il prossimo e così via.

Se è questa la libertà che Musk paventa su Twitter preferisco meno libertà. Meno libertà di essere bersagliato dagli shit storm, vale a dire ondate di tweet di odio pilotate da personaggi senza palle che lavorano per i gruppi di interesse. Meno libertà di dover affrontare notizie false fatte circolare da mentecatti. Meno libertà di poter finire in echo chamber. 1Le echo chamber, o camere dell’eco, è quel fenomeno che avviene su alcuni social network dove, per via di un algoritmo, si viene immersi in un flusso di informazioni che l’algoritmo crede possa interessarci. Così se ci troviamo a commentare un contenuto che non ci piace, paradossalmente veniamo invasi da contenuti simili che non ci piacciono. Anche perché questo tipo di cose ha portato anche alla morte di alcune persone. Soggetti fragili che non hanno retto alla tempesta di odio.

Sempre spinto quella ondata di stupore, Musk ha cercato sostenitori chiedendo chi altro fosse stato censurato da Apple. Ha perseguito con tweet a favore di Epic Games che, come sapete, è schierata contro Apple. E non è mancato il classico sondaggio, dove ha chiesto ai suoi follower di esprimersi sul fatto che Apple dovesse rendere pubblica la sua strategia di censura, raccogliendo l’85% di persone a favore.

Poi ovviamente ha accusato Apple di voler cancellare Twitter dall’App Store e come far mancare l’accusa riguardante il 30% di commissioni. Elemento sempre caldo, anche perché nessuna azienda vorrebbe pagare il 30% di commissioni ad Apple e avere tutto gratis. In verità anche io vorrei usare i servizi di queste aziende gratis, senza pagare loro l’abbonamento. Ma di fatto ogni mese mi trovo a pagare Spotify, Netflix, Disney+ e altri senza fare battaglie sui social network e senza attivare cause legali accusando queste aziende di monopolio. Ma sarò troppo buono io.

Questo enorme sfogo di Musk ha spinto Tim Cook a invitare il CEO di Twitter nell’Apple Park. E mi ha fatto molto pensare come la visita sia stata gestita in modo reverenziale da Elon Musk. Nonostante questi sia l’uomo più ricco del mondo, ha gestito l’incontro con Tim Cook come un grande onore e privilegio. Forse per via del tante volte che ha chiesto di parlare con lui con scarsi risultati.

L’argomento dell’incontro pare essere stato solo la censura. Musk ha riportato le rassicurazioni di Tim Cook indicando che Apple non ha mai messo in discussione la presenza dell’app nell’App Store.

Quasi sicuramente Cook ha chiesto, di contro, rassicurazioni sul filtro anti odio. Infatti Musk ha poi di recente pubblicato alcuni tweet per ribadire che il filtro funziona ancora e solo lo 0,1% degli account genera hate speech.

Sta di fatto che resta in sospeso la vera questione. Quella che potrebbe ridare fuoco alle polveri: il 30% di commissioni per gli acquisti In App.

Difficilmente Cook cederà su questo punto e Musk si appresta a riportare in auge la vendita delle indulgenze, vale a dire il bollino di verifica sugli account al costo di 8$ al mese. Apple ne pretenderà sicuramente una fetta. Forse Musk riuscirà a far calare quella commissione al 15% e non al 30%, come si dice abbiano fatto altri player come Amazon Prime Video.

Ma una commissione dovrà pagarla, come pagano tutti gli obbligati a utilizzare il sistema In App. E se non vorrà farlo, lì inizieranno i veri dolori.

Aggiornamento 04/12/22: a quanto pare il tweet riguardante il basso livello di hate speech pubblicato da Elon Musk era il segnale che Tim Cook attendeva. Probabilmente segnale concordato durante il loro meeting all’Apple Park.

Apple, infatti, oggi ha ripristinato Il budget annuale in pubblicità su Twitter che pare ammonti a 200 milioni di $ l’anno.

Riferimenti:
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    Le echo chamber, o camere dell’eco, è quel fenomeno che avviene su alcuni social network dove, per via di un algoritmo, si viene immersi in un flusso di informazioni che l’algoritmo crede possa interessarci. Così se ci troviamo a commentare un contenuto che non ci piace, paradossalmente veniamo invasi da contenuti simili che non ci piacciono.

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