Apple Park
Mikael Jansson/Trunk Archive

E se Apple fosse stata italiana? Qualche anno fa abbiamo letto della storia di Olivetti che rifiutò l’acquisto di 1/5 di Apple perché De Benedetti mandò via Steve Jobs e Steve Wozniak, reputando quei due ragazzini sono due che avevano tempo da perdere.

Oggi arriva la storia di Telecom Italia che provò a comprare Apple nel 1998, l’anno in cui tornò Steve Jobs e in cui Apple affrontò il suo periodo peggiore per la liquidità.

All’epoca Telecom Italia affrontava il suo periodo migliore. L’azienda aveva un valore di circa 90 miliardi di € e aveva 120.000 dipendenti. Era l’epoca in pieno boom dei cellulari e in Italia quasi tutte le famiglie avevano un contratto di rete fissa.

La storia è racconta da Marco Landi nella sua biografiaDa Chianciano a Cupertino”. Landi è stato COO e Presidente di Apple negli anni ‘90, prima del ritorno di Steve Jobs.

Il piano era semplice ma audace: acquistare Apple.

Fu quindi Marco Landi a suggerire a Colannino di acquistare Apple per rendere Telecom Italia una concorrente di IBM. Landi sapeva delle difficoltà economiche di Apple, quindi l’acquisizione sarebbe costata molto poco.

Il team di manager volò in California per incontrare Steve Jobs, il co-fondatore di Apple. La proposta fu progettata da Francesco De Leo, all’epoca amministratore delegato di Telecom Italia.

Nonostante l’audacia del piano, Jobs rifiutò l’offerta degli italiani, affermando di avere già un accordo con un altro interessato. Quell’interessato probabilmente era Oracle, ma poi Apple strinse un accordo con Microsoft ricevendo liquidità in cambio di Office e Internet Explorer nei Mac.

La Caduta di Telecom Italia

Purtroppo, il destino di Telecom Italia non è stato così roseo come quello di Apple. Oggi, l’azienda è oppressa da un debito di oltre 30 miliardi di euro, controlla solo una società al di fuori del suo mercato nazionale e impiega solo un terzo delle persone rispetto a quando i suoi dirigenti fecero la loro proposta a Jobs.

L’azienda italiana si trova ora nella posizione di dover vendere la sua rete fissa per controllare il proprio debito.

L’Italia ha uno dei mercati delle telecomunicazioni più competitivi al mondo. Le tariffe mensili per i servizi di linea fissa a fibra ottica, che di solito includono internet illimitato, possono costare anche solo 20-25 euro, circa un quarto di quanto pagano la maggior parte dei consumatori statunitensi.

Negli ultimi mesi, Telecom Italia si è trovata al centro di una guerra di offerte per la rete, che ha visto contrapposti la Cassa Depositi e Prestiti SpA (CDP) e KKR, un’azienda americana. Quest’ultima sembra essere la vincitrice preliminare, con un’offerta vista come preferibile in termini di prezzo, esecuzione e tempistica.

Inoltre, l’Abu Dhabi Investment Authority sta discutendo la possibilità di unirsi a KKR nella sua offerta per la rete di Telecom Italia.

La vendita della rete appare ancora più complessa considerando la forte opposizione del principale azionista di Telecom Italia, Vivendi SE. Il gruppo mediatico francese ha ripetutamente avvertito che non accetterà nessuna offerta per la rete inferiore a 30 miliardi di euro.

In conclusione

Questa storia di vicinanza tra Telecom Italia e Apple evidenzia come le decisioni strategiche possono plasmare il destino di un’azienda. All’epoca, Telecom Italia era all’apice del suo successo, mentre Apple stava attraversando un momento difficile.

L’audace piano di acquistare Apple avrebbe potuto cambiare radicalmente il corso di entrambe le aziende. Tuttavia, Steve Jobs rifiutò l’offerta, scegliendo un percorso diverso per Apple. Oggi, mentre Apple prospera, Telecom Italia è oppressa da un debito di oltre 30 miliardi di euro e si trova a dover vendere la sua rete fissa.

Il mercato delle telecomunicazioni italiano è molto competitivo e l’azienda si trova al centro di una guerra di offerte. La storia di Telecom Italia e Apple è un promemoria di come le decisioni prese oggi possono avere un impatto significativo sul futuro di un’azienda.

Una decisione che sembra sensata oggi potrebbe non esserlo in un futuro non troppo lontano.

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