L’associazione tra un AirTag e un iPhone
L’associazione tra un AirTag e un iPhone

C’è un vecchio detto che dice: “non lasciare mai che una crisi vada sprecata”. La crisi in questione è quella generata dal COVID-19. Una pandemia che continua a mietere vittime e ha messo in ginocchio l’economia.

Una delle soluzioni sembravano le app di tracciamento dei contagi, come l’italiana Immuni. Purtroppo la lentezza nell’uso di questa tecnologia, i dubbi bigotti e ingiustificati sulla privacy e la bassissima collaborazione delle ASL territoriali hanno portato al fallimento del progetto.

Alla base c’era un sistema di API fornite da Apple (ma anche da Google). La tecnologia di tracciamento era a prova di hacker. In pratica gli iPhone con bluetooth attivo generavano un codice univoco e anonimo, coperto da cifratura end to end. I telefoni nei dintorni collezionavano la lista di codici, consentendo a coloro che fossero entrati in contatto con un infetto, di ricevere una notifica.

Teoricamente ricevendo la notifica doveva essere possibile accedere al tampone, ma nella realtà dei fatti ciò che si chiedeva ai potenziali positivi è di rimanere a casa per almeno 2 settimane.

La tecnologia però non è andata persa. Apple l’ha usata su vasta scala per creare Find my network. Questo nuovo sistema accessibile da tutti, permette di ritrovare gli oggetti con l’app Dov’è. Tra cui il recente AirTag.

Per proteggere la privacy degli utenti, infatti, i dispositivi compatibili, e quindi quelli che integrano le API ufficiali di Apple, generano dei codici che cambiano durante la giornata. Quando si attiva il Lost Mode, a seguito della perdita del sensore, il codice viene “sniffato” dagli iPhone, iPad e iPod Touch nelle vicinanze.

L’elenco dei codici finiscono in forma cifrata sui server di Apple con informazioni circa la posizione. Informazione fornita dall’iPhone o dalla triangolazione della rete, segnalando dove si trova l’accessorio rilevato.

Quindi ricapitolando se l’AirTag viene perso e il Lost Mode viene attivato, il codice generato in quel momento viene catturato dai dispositivi Apple nelle vicinanze mediante la rete bluetooth, insieme all’informazione sulla posizione.

Il legittimo proprietario riceve una notifica sulla posizione dell’AirTag e questa viene aggiornata ogni volta che un dispositivo Apple si trova presso le sue vicinanze. Considerando che ci sono miliardi di dispositivi Apple nel mondo, non dovrebbe essere un problema ritrovare gli AirTag anche senza integrare un GPS interno. Questo consente alla batteria di fornire ben 1 anno di autonomia.

Quindi la lotta alla pandemia ha portato a una tecnologia in grado di far ritrovare i propri oggetti in sicurezza. Un buon case history che dimostra come trarre beneficio da una crisi.

Trovate l’AirTag su Amazon nella confezione singola o in quella da 4 unità, vendute rispettivamente per 35 € e 119 €.

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