batteria iPhone

C’era un tempo dove i produttori di elettrodomestici facevano a gara nel costruire prodotti in grado di durare per decenni. L’obiettivo era convincere all’acquisto perché poi quello strumento sarebbe durato quasi tutta la vita. Nel caso si fosse rotto, sarebbe stato possibile ripararlo mediante la rete di pezzi di ricambio che andava a generarsi.

È anche vero che la complessità tecnica nella costruzione di quei dispositivi era molto basilare. Oggi con gli oggetti smart, processori velocissimi, connessione a internet, sensori e tutto il resto, ci ritroviamo di fronte dispositivi nettamente più difficili e costosi da riparare.

Dalla metà degli anni ’50, però, un gruppo di aziende realizzò il Cartello Phoebus. Erano produttori di lampadine al tungsteno e si misero d’accordo per ridurre la vita media di una lampadina da 2.500 ore per portarla a massimo 1.000 ore. Questo consentì loro di vendere molte più lampadine.

Nacque il concetto di obsolescenza programmata. Un concetto a oggi diventato comune. In pratica un dispositivo non veniva cambiato perché diventava vecchio e usurato, appunto obsoleto, ma perché il produttore riusciva a programmare la sua morte mediante delle soluzioni tecnologiche.

Un concetto che il Codice del Consumo vieta espressamente dal 2005 (DDL 6 settembre 2005, n° 206). Quindi l’obsolescenza programmata è vietata.

Nonostante questo sono molti a credere che Apple la applichi ai suoi dispositivi. In fondo il legislatore negli ultimi anni ha spinto per sottolineare che un fondo di verità esiste. Basti pensare al tentativo maldestro della società di preservare la batteria degli iPhone riducendone le prestazioni del processore per evitare richieste di picchi di energia.

Mentre l’Unione Europea prova a istituire un diritto di riparabilità, vale a dire obbligare i produttori di dispositivi a fornire un sistema di riparazione dei dispositivi vecchi, le aziende come Apple studiano il mondo per garantirsi un certo numero di vendite ogni anno. Tra l’altro Apple ha deciso di non fornire più il numero esatto di dispositivi venduti, forse anche per questa ragione.

Ma c’è una scappatoia per le aziende per applicare l’obsolescenza programmata e nello stesso tempo non violare la legge? Un elemento c’è ed è la batteria dei dispositivi. Sin dalla presentazione del primo iPhone, Apple non ha fornito la possibilità di cambiare la batteria dello smartphone in autonomia. Cosa che avveniva negli altri dispositivi concorrenti.

Con il passare degli anni tutti i produttori di smartphone si sono adeguati a questa usanza. Ufficialmente per recuperare spazio nel dispositivo, ma ufficiosamente per spingere le persone a comprare un nuovo dispositivo quando la batteria inizia a durare poco.

Anche perché cambiare batteria di un iPhone non è un servizio economico. Costa 75 € se non è stata stipulata la polizza AppleCare+. Inoltre bisogna sottolineare come la batteria degli iPhone resista per 500 cicli di ricarica, mentre a parità di tecnologia al litio quella di un Apple Watch ne duri 1.000 cicli e quella di un iPad 1.000 cicli.

Perché un iPhone ha la batteria che a parità di tecnologia con quella di tutti gli altri prodotti di Apple ha una vita media corta la metà?

Viene il forte sospetto che Apple non stia usando concretamente parte dei 20 miliardi annui di investimento in ricerca e sviluppo per trovare una tecnologia migliore. Una batteria in grado di durare più tempo, con più potenza, più sicura e più economica. Ma che le faccia comodo mantenere i cicli bassi per spingere più persone a cambiare iPhone più spesso.

Tutto questo in forte contrasto con l’estesa campagna a favore dell’ecosostenibilità e il riciclo finanziata da Apple.

Una soluzione potrebbe diventare un iPhone, che come i MacBook con batteria rimovibile di anni fa, fossero muniti di una sezione per cambiare la batteria in autonomia una volta usurata. Uno scenario non impossibile, che dovrebbe esistere se solo trovasse la volontà da parte di Apple e altri produttori di applicarlo.

Questo ovviamente eliminerebbe lo strumento dell’obsolescenza programmata dalle loro mani. Il vero motivo per il quale probabilmente non avverrà e lo stesso motivo per il quale la tecnologia delle batterie dei dispositivi sono ferme da oltre 10 anni.

Lascia un commento

Cosa ne pensi?