Dopo due anni di scontri, multe e vertenze, l’accordo Apple UE sull’App Store è finalmente realtà: le due parti hanno trovato un’intesa. Il 18 agosto Apple ha pubblicato i nuovi termini commerciali per l’Unione Europea, in vigore dal 1° ottobre 2026: un’unica struttura di commissioni, più semplice e più bassa, costruita insieme alla Commissione. La mossa chiude — almeno sul piano commerciale — il braccio di ferro sul Digital Markets Act, e riapre una domanda che in Europa aspetta risposta da mesi: ora che il clima si è disteso, quando arriva Siri con Apple Intelligence?
Per capire la portata del cambio serve un passo indietro. Il modello di commissioni che Apple aveva costruito nel 2025 era stato giudicato insufficiente dalla Commissione: troppo complicato, con troppe fee nascoste, e di fatto pensato per scoraggiare gli sviluppatori dall’uscire dall’App Store. Il nuovo accordo ribalta l’approccio: meno commissioni, più chiarezza, e condizioni uguali per tutti. È questo il vero cambio di passo.
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L’accordo che semplifica tutto
La novità più importante non è solo il taglio delle commissioni: è la semplificazione radicale del sistema. Il vecchio modello introdotto nel giugno 2025 era un labirinto: una Initial Acquisition Fee del 2%, una Store Services Fee a due livelli (5% e 13%), e una Core Technology Fee da 0,50 euro per installazione oltre il milione di download. Gli sviluppatori dovevano leggere decine di pagine per capire quanto avrebbero pagato.
Dal 1° ottobre tutto questo sparisce. Al suo posto c’è un unico set di termini, con commissioni chiare e percentuali fisse:
| Scenario di vendita | Commissione |
|---|---|
| Acquisto in-app con il sistema di pagamento di Apple (IAP) | 26% (era il 30%) |
| Pagamento Apple per chi aderisce a Small Business Program, Mini Apps Partner Program o Video Partner Program, e per gli abbonamenti dal secondo anno | 15% |
| Acquisto in-app pagato con un sistema diverso da quello di Apple (es. Stripe, PayPal) | 20% |
| Stesso caso per chi aderisce ai programmi partner | 10% |
| Acquisto fuori dall’app: link che porta al sito dello sviluppatore | 15% |
| Acquisto fuori dall’app tramite link, per chi aderisce ai programmi partner | 10% |
I programmi partner di Apple (Small Business Program, Mini Apps Partner Program, Video Partner Program) riservano commissioni ridotte agli sviluppatori indipendenti e ad alcune categorie di app.
IAP sta per In-App Purchase: il sistema di acquisto integrato di Apple per comprare contenuti e servizi dentro le app. Chi vende senza passare dall’IAP — con un pagamento alternativo (es. Stripe, PayPal) o un link al proprio sito — paga comunque una commissione, più bassa ma presente.
La logica di Apple è che quelle app restano costruite sulle tecnologie e sui framework dell’azienda: Xcode, Swift, le API di sistema, strumenti che Apple mantiene, licenzia e sviluppa di continuo. La commissione non paga solo il singolo pagamento: paga la piattaforma su cui l’app esiste.
Le app distribuite fuori dall’App Store — su marketplace alternativi o via Web Distribution — pagano la nuova Core Technology Commission (CTC): un 5% sulle transazioni digitali, al posto della vecchia fee da 0,50 euro per installazione. E i piccoli operatori di marketplace che guadagnano meno di 10 milioni di euro l’anno globalmente e meno di 1 milione di euro in totale dall’app marketplace in UE, non pagano nulla: 0%.
«La Core Technology Fee, una tassa per installazione per gli sviluppatori che raggiungono scale straordinarie, sarà sostituita dalla Core Technology Commission: una semplice commissione del 5% sulle transazioni digitali nelle app distribuite fuori dall’App Store.» — Apple

Un cambio di metodo, non solo di prezzo
La vera notizia politica sta nel come è stato costruito l’accordo. I termini sono stati definiti in stretta collaborazione con la Commissione Europea, e la portavoce della Commissione ha accolto le modifiche con favore, parlando di «dialogo stretto» e promettendo di monitorare l’implementazione. Dopo anni di indagini, non conformità e multe, è il primo segnale concreto che Apple ha scelto la strada del negoziato.
Il confronto è stato davvero duro. Nel 2024 la Commissione ha aperto procedimenti contro Apple per il DMA, e la battaglia su Telegram rimosso dall’App Store ha mostrato il potere del gatekeeper. Il precedente tentativo di adeguamento, nel giugno 2025, era stato giudicato insufficiente proprio per la complessità delle fee. Ora Apple ha fatto un passo indietro netto: una struttura unica, percentuali basse, e condizioni allargate anche per chi non ha una sede legale in UE.
Le altre novità: sicurezza dei minori e requisiti più larghi
L’accordo non riguarda solo i soldi. Ci sono anche nuove protezioni per i minori sui pagamenti alternativi:
- le app della categoria Kids non possono includere link a siti web per completare acquisti;
- per gli utenti sotto i 13 anni, gli acquisti con pagamento alternativo richiedono un parental gate, e i link esterni sono vietati;
- per gli utenti tra 13 e 17 anni, sia i pagamenti alternativi sia le offerte fuori dall’app richiedono un parental gate;
- negli Stati dove l’età del consenso è più alta (es. 16 anni), le protezioni si applicano alla soglia più alta.
Inoltre Apple ha allargato i requisiti per operare un marketplace alternativo o usare la Web Distribution: non serve più essere una società con sede in UE. Basta soddisfare almeno uno dei criteri — solidità finanziaria certificata da Dun & Bradstreet, essere quotati in borsa, avere finanziamenti da fondi di venture capital noti, aver completato un audit finanziario, essere un ente pubblico o no-profit, oppure fornire una lettera di credito standby da 1 milione di dollari.
Il parallelo con l’America
La scelta europea ha un effetto collaterale importante: è un modello per gli Stati Uniti. Nell’ambito della causa con Epic Games, Apple ha già proposto di ridurre la commissione per gli acquisti esterni dal 27% al 15%, con l’8% per i programmi partner — una struttura molto simile a quella europea. Se il modello regge in Europa, è plausibile che Apple lo estenda anche oltre Atlantico, dove la pressione giudiziaria è altrettanto forte.
Per gli sviluppatori è un ritorno alla prevedibilità. Dopo anni di regole complicate e cambiate in corsa, ora sanno esattamente quanto pagano: 26% sull’IAP, 15% sui link, 5% fuori dall’App Store, 0% per i piccoli marketplace.
E ora Siri AI?
Il nodo dell’interoperabilità
La domanda che tutti si fanno, però, è un’altra. Apple e la Commissione hanno trovato l’intesa sul negozio di app: il prossimo fronte è Siri con Apple Intelligence, bloccato in Europa da giugno. Il motivo ufficiale è la conformità con il DMA e con le regole sull’AI: Apple ha spiegato che le funzioni più avanzate di Siri — quelle che Apple teme possano diventare troppo umane — non sarebbero state conformi ai requisiti europei di interoperabilità.
C’è però un’ipotesi che rende la lettura più interessante: che il blocco non sia stato solo un problema di conformità, ma anche una leva negoziale. Tenere la funzione più attesa del nuovo sistema fuori dall’Europa poteva dare ad Apple una carta da giocare al tavolo con Bruxelles — uno scambio possibile: un accordo più morbido sull’App Store in cambio, prima o poi, dello sblocco di Siri. Se l’ipotesi fosse vera, la distensione di oggi non riguarderebbe solo le commissioni: sarebbe il primo passo per riportare Siri AI in Europa.
Il precedente c’è: il caso Apple vs UE (Apple vs EU sullo stop a Siri AI ha mostrato due filosofie contrapposte. Ma l’accordo Apple UE sull’App Store dimostra che le due parti sanno sedersi al tavolo. Se la stessa logica di cooperazione viene applicata all’AI, lo sblocco di Siri in Europa è più vicino di quanto sembri — soprattutto perché i modelli Apple Foundation Model sono già pronti, e le funzioni erano state presentate alla WWDC 2026 come il cuore del nuovo sistema operativo.
Non è un caso che la Commissione abbia accolto con favore l’accordo sull’App Store. L’obiettivo politico di Bruxelles non è punire Apple: è ottenere che le regole vengano rispettate e che i consumatori europei abbiano accesso alle stesse tecnologie degli altri mercati. L’App Store era il primo banco di prova; Siri AI è il prossimo.
Cosa cambia per gli sviluppatori
Per chi sviluppa app, il quadro è finalmente chiaro:
- chi vende dentro l’app con l’IAP di Apple paga il 26% (15% per i programmi speciali);
- chi usa un pagamento alternativo paga il 20% (10% per i programmi);
- chi rimanda al web paga il 15% (10% per i programmi);
- chi distribuisce fuori dall’App Store paga il 5% (0% per i piccoli marketplace);
- si possono offrire più metodi di pagamento insieme, ma la scelta va mantenuta per 12 mesi.
Le regole complete sono nella pagina ufficiale di Apple sui nuovi termini, con l’analisi di 9to5Mac e di AppleInsider sul significato per il mercato americano.
La distensione è reale. Resta da vedere se reggerà al primo test vero: lo sblocco di Siri AI per gli utenti europei.
