L’iPhone di Pensacola riapre vecchie ferite tra Trump e Cook

iPhone_privacy_FBI

Nel 2015 un terrorista a San Bernardino uccide 14 persone e ne ferisce 22. L’uomo fu poi ucciso dalla polizia durante il loro intervento. L’iPhone del terrorista fu sequestrato e per mesi l’FBI provò a sbloccarlo per leggerne i dati e comprendere l’implicazione di eventuali complici.

Pare che alla fine della fiera gli investigatori usarono i servizi di Cellebrite per scardinare il telefono usando un bug del sistema. Il caso fu emblematico per la questione sicurezza perché fu usato per chiedere ad Apple di creare una backdoor per situazioni future. Richiesta che Apple ha sempre rifiutato.

Trump, all’epoca non ancora presidente, boicottò l’azienda dichiarando di non voler più comprare i suoi prodotti e chiedendo agli altri di fare lo stesso. Questo perché la società aveva osato opporsi ad una richiesta dell’FBI. Ora quei vecchi rancori tornano a galla.

Il 6 dicembre un ufficiale saudita spara 4 persone nella base di Pensacola per vendicarsi, pare, di alcune offese. Ora l’FBI cerca di entrare nel suo iPhone per comprendere se vi fosse una matrice terroristica, con ordini partiti da paesi nemici. Ovviamente ha chiesto ad Apple di sbloccarlo. La società, come il caso precedente, ha dichiarato che matematicamente non può sbloccare l’autenticazione a doppio fattore.

Trump a tal proposito è tornato a ruggire contro la società. Il presidente americano ha dichiarato che l’azienda ha ricevuto degli aiuti di favore per il commercio in Cina (tipo l’esclusione dai dazi), quindi non può rifiutare di sbloccare gli iPhone di killer, spacciatori e criminali.

La società di Cupertino ha dichiarato di aver fornito GB di dati presi dall’account iCloud del killer di Pensacola, ma l’azienda si oppone alla creazione di una backdoor, perché potrebbe essere usata per fini impropri per arrivare ai dati degli utenti.

Cosa ne pensi?