Craig Federighi annuncia il sistema Intelligent Tracking Prevention
Craig Federighi annuncia il sistema Intelligent Tracking Prevention

È giusto raccogliere dati degli utenti? Questa domanda nasconde un’insidia. La mente umana tende a fare meno fatica possibile, quindi a raggiungere facili soluzioni. Potremmo rispondere tutti di no, che non è giusto. Oppure possiamo dire di sì, che è giusto. Raccogliendo i dati si possono addestrare meglio gli assistenti digitali, il machine learning, creare servizi migliori e più efficaci. Google e Facebook hanno costruito un impero su questo.

La soluzione ideale è nell’equilibrio. È un esercizio faticoso, quindi per pigrizia potremmo non pensarci. Ma la soluzione ideale è nell’equilibrio tra la raccolta dei dati, la protezione della privacy e normative condivise per evitare gli abusi. Non è semplice. Bisogna impegnare tempo e denaro per sperimentare, mettere d’accordo tutti e arrivare ad una soluzione possibilmente ideale.

È per questo che il lavoro di Apple sul proteggere i dati degli utenti è da apprezzare. La società mette in campo soluzioni per proteggerli, ma nello stesso tempo ha bisogno di dati per migliorare i suoi servizi. Un caso eclatante fu la scoperta del segreto di Pulcinella, vale a dire il fatto che Apple usasse alcune registrazioni di Siri per migliorare l’assistente e capire come gli utenti lo utilizzassero. Per la cronaca ora la società chiede un permesso esplicito per usare quei dati.

Una di queste soluzioni rischia di mettere in ginocchio l’industria pubblicitaria. Per anni i sistemi pubblicitari, come quelli di Google, hanno usato i dati di navigazione per comprendere in grosso modo i gusti degli utenti e suggerire loro pubblicità più inerenti.

Quindi se sono un uomo sui 40 è molto probabile che mi appaiano pubblicità di rasoi elettrici. Se invece sono una giovane donna potrebbero apparirmi i banner di vestiti o make-up. Tutto questo è utile per aumentare le probabilità di clic sugli spot, generare nuove vendite e rendere tutti felici.

Apple pare sia in disaccordo con questa pratica. Per questo motivo la società ha deciso di bloccare il sistema di tracciamento IDFA (Identifier for Advertising) che consente di raccogliere dati non solo durante la navigazione, ma anche nell’uso delle app. La mancata raccolta dei dati non permette di profilare bene gli utenti iOS e questo porterà a tre conseguenze:

  1. Gli utenti iOS saranno protetti dalla raccolta dei dati.
  2. I pubblicitari non potranno profilare i banner in modo corretto.
  3. Gli utenti vedranno pubblicità a cui non sono interessati.

Quindi se da un lato ci sarà una riduzione della raccolta di dati, dall’altro è probabile che il 40enne veda i banner del make-up e la signorina i banner dei rasoi elettrici da barba. I pubblicitari vedranno meno clic sui banner e il fatturato calerà di conseguenza.

Facebook ha già annunciato che se il piano di Apple arriverà a compimento, il fatturato che le genera iOS calerà di almeno il 50%. Anche gli altri circuiti pubblicitari sono molto negativi sulla scelta. Questo ha portato Apple a prendere tempo.

Il 3 settembre la società ha annunciato che i suoi sistemi anti tracciamento, previsti per iOS 14 e macOS Big Sur, saranno rinviati a fine anno. Ufficialmente perché, cito:

Per dare agli sviluppatori il tempo di apportare le modifiche necessarie, le app dovranno ottenere l’autorizzazione per monitorare gli utenti a partire dall’inizio del prossimo anno.

Quindi la società vuole dare modo agli sviluppatori di integrare meglio questi sistemi. Nella realtà, dicono gli esperti, Apple vuole sentire meglio le parti in causa per comprendere se c’è modo di mitigare la sua arma atomica sul mondo pubblicitario, come l’ha definita qualcuno, aggiustando un po’ l’equilibrio tra raccolta di dati e servizi per gli utenti.

Dal mio punto di vista di utente non sono molto allarmato dalla profilazione. Preferisco vedere banner sui rasoi elettrici al posto di quelli per make-up. Tanto i banner saranno sempre lì. Inoltre mi darebbe fastidio dare i permessi ogni volta per ogni sistema pronto a raccogliere dati di profilazione. Si finirebbe come è accaduto con i banner dei cookie dei siti. Bisogna perdere tempo ogni volta ad accettare o rifiutare i cookie per ogni sito che si visita.

Non si potrebbe semplicemente avere un sistema che eviti gli abusi? La soluzione ideale sarebbe avere un pannello in grado di far scegliere all’utente quali dati condividere e quali no. Una volta compilata la scheda di preferenze farla valere per tutti i siti e tutte le app, senza dover accettare ogni volta questa e quella raccolta.

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