App di terzi Twitter
TweetBot 6

Come ormai saprete Twitter ha dichiarato guerra ai client di terzi, come avevo anche indicato in precedenza. La società si è accorta che per servire più annunci pubblicitari deve convincere gli utenti a passare attraverso la sua app ufficiale.

Un’app in continua evoluzione. Tra l’altro nata proprio da un’app di terzi, perché come pochi forse ricorderanno, nel 2010 Twitter acquistò Tweetie per trasformarlo nell’app ufficiale. Un’app che prima o poi diventerà una sorta di WeChat, come vorrebbe Musk, cioè non solo un’app di micro blogging, ma un ecosistema di servizi: dalla messaggistica ai pagamenti.

Di certo app di terzi come Twitterrific o Tweetbot non meritavano di morire così. Ormai entrambe sono state ritirate dall’App Store, in quanto la società ha eliminato le API che utilizzavano per sincronizzare il servizio. Tweetbot, per esempio, fu presentata nel 2011 e ha contribuito molto alla diffusione di Twitter.

Ma perché c’era molta gente che, come me, preferiva usare le app di terzi e non quella nativa? Ecco i motivi, con la speranza che la società li utilizzi per migliorare l’esperienza utente della sua app.

La sincronizzazione dei tweet

Uno dei motivi dell’uso delle app di terzi era la sincronizzazione dei tweet. Non so per quale motivo, credo c’entri l’algoritmo che suggerisce i tweet, ma non si riesce mai ad arrivare perfettamente all’esattezza posizione di lettura se si passa tra vari dispositivi.

Quindi se passo da un iPhone a un Mac, lasciando lo scorrimento dei tweet a una certa posizione, non me la ritrovo sull’altro dispositivo. Devo scorrere fino a ricordarmi dove ero arrivato.

Inoltre Twitter integra un noioso riquadro: “carica più tweet”, per caricare i tweet tra due intervalli. In pratica ti fa perdere tweet e crea uno sbattimento nel cercare la posizione dove si era arrivati.

Uno smacco all’esperienza utente.

Leggere i recenti e non Per Te

Per te vs Recenti
Per te vs Recenti

Uno dei problemi dell’app nativa è che tenta di propinarti in tutti i modi la sua visione “Per Te”. Si tratta di far scorrere i tweet in base ai suggerimenti dell’algoritmo e non cronologicamente come ci aspetteremmo che fosse. Leggendo, quindi, i tweet delle persone seguite a mano a mano che questi siano pubblicati.

Per raggiungere questa modalità bisogna scegliere “Recenti” e non “Per Te”. Un’impostazione che però, misteriosamente, viene cambiata su Per Te periodicamente. Musk ha dichiarato che farà aggiustare questa cosa.

Fatto sta che nelle app di terzi si poteva godere di una lettura cronologica e il Per Te non era neanche integrato.

Mutare hashtag o persone

Un altro strumento ben fatto nelle app di terzi era il muta. Questi funzionava particolarmente molto bene in Tweetbot.

Si tratta della possibilità di mutare un contatto o un hashtag preciso se c’erano troppi tweet nel flusso. Per esempio trasmettono Amici e vedete un fiume di tweet in merito? Bastava mutare l’hashtag utilizzato.

L’app nativa consente di usare qualcosa del genere, ma è molto più legnosa. Bisogna premere sull’hashtag e poi dare una preferenza. Se si vuole cambiare quella preferenza bisogna fare un lungo giro andando in Impostazioni e Privacy > Privacy e sicurezza > silenziamento e blocco > Parole silenziate e modificare le preferenze. Stessa cosa per gli account.

Scorciatoie

C’erano alcune scorciatoie in Tweetbot molto utili. Per esempio scorrere un tweet verso sinistra o destra per attivare opzioni veloci, dal retweet al copia tweet.

Spostare l’avatar verso destra per cambiare account al volo e anche funzioni sui tweet. Dal conto alla rovescia prima di pubblicare un tweet, utile per correggere in caso di ripensamenti, oppure il “cancella il tweet e riposta”. Con la possibilità di cancellare il vecchio tweet e ritrovarsi lo stesso tweet pronto per essere ri-pubblicato. Utile per correggere errori nel testo e non dover riscrivere tutto daccapo.

Molto utile anche la pubblicazione per “Topic”. Una funzione di Tweetbot che consentiva di pubblicare tweet con gli hashtag pre-compilati. Funzione che tornava utile durante le cronache degli eventi su Twitter, come gli eventi Apple.

Bastava impostare #AppleEvent come topic per poi pubblicare ogni nuovo tweet con questo hashtag già presente nel testo.

Per finire le statistiche. Tweetbot integrava un tab di statistiche per sapere quanti nuovi follower si erano aggiunti quel giorno, oppure quanti like erano stati collezionati o quanti retweet.

Integrazioni con altre app

Un altro aspetto che è sempre mancato nell’app nativa è l’integrazione con altre app. Twitter ha sempre cercato di centralizzare tutto.

Tweetbot, invece, permetteva di pubblicare le immagini su altri servizi di terzi, oppure di integrare servizi come Pocket e Instapaper per salvare link e articoli.

Esperienza utente

Non bisogna dimenticare che app di Tweetbot e Twitterrific ponevano l’esperienza utente al centro.

L’interfaccia grafica era molto più pulita e carina. Nelle app si potevano scegliere diverse personalizzazioni, dai temi grafici, passando alle icone dell’app fino alle impostazioni di font e immagini.

Twitter è invece monolitico. Si può scegliere solo tra due temi, tra dark o light e la grandezza del font. Non c’è altro.

In conclusione

L’utilizzo di app di terzi per utilizzare Twitter invece dell’app nativa ha motivazioni ben precise. Tra queste, la difficoltà nella sincronizzazione dei tweet tra i dispositivi e l’eccessiva enfasia posta dall’app nativa sulla sezione “Per Te” rispetto alla visualizzazione dei tweet recenti.

Twitter dovrebbe prendere in considerazione questi feedback per migliorare l’esperienza utente della sua app. Inoltre, la decisione della società di eliminare le API utilizzate dalle app di terzi per sincronizzare il servizio ha causato la chiusura di molte app popolari e amate dagli utenti, come Twitterrific e Tweetbot, che hanno contribuito notevolmente alla diffusione di Twitter.

Sarebbe importante per la società trovare un equilibrio tra la monetizzazione della piattaforma e la soddisfazione degli utenti.

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