Internet doveva uccidere il Cinema, ma invece lo sta salvando

Cinema all'aperto
Cinema all’aperto

Nel 1999 scaricai una canzone pirata. Posso dirlo perché il reato è ormai andato in prescrizione. Non ricordo neanche quale fosse, ma ricordo che con la connessione a 56,6 KB dovetti attendere ben 15 minuti per scaricarla con eMule. Era il periodo di Napster e il mondo si chiedeva che fine avrebbe fatto il mondo della musica. Se fosse stato possibile scaricare tutto e gratis, l’industria sarebbe morta.

Ad oggi il settore musicale esiste ancora. Così come esiste ancora il settore cinematografico. Qualche anno dopo, infatti, gli esperti si chiedevano se con l’aumentare della velocità delle connessioni non sarebbe stato possibile scaricare un intero film. Qualche anno dopo arrivò il formato compresso DivX e molti iniziarono a scaricare film pirata.

In base ai primi studi si evidenziava che nel 2005, quando le connessioni non erano granché, la pirateria faceva perdere almeno 18 mld di dollari l’anno agli studios di Hollywood. La pirateria arrivava al 90% in Cina, 79% in Russia e Tailandia. Di quel passo non ci sarebbero stati più budget per i film. Avrebbero chiuso tutti.

Internet, in pratica, avrebbe ucciso l’industria cinematografica. Il fenomeno andava combattuto. Le aziende corsero ai ripari spingendo a norme molto severe e campagne pubblicitarie basate sul terrore. Ve lo ricordate lo spot italiano mandato prima di ogni film?

Poi venne un omino, tale Steve Jobs, che nell’industria musicale applicò una formula semplice ed efficace per combattere la pirateria. Anziché applicare limitazioni, terrorizzare i clienti, chiedere pene più severe per i pirati e così via, si accorse che migliorando l’esperienza d’uso nella fruizione dei contenuti, offrendo il tutto ad un prezzo equo, avrebbe spinto le persone a non ricorrere alla pirateria.

In effetti l’iTunes Store con i suoi brani a 0,99 $ pose gli utenti ad un bivio. Da un lato spendere 0,99 $ per scaricare il proprio brano preferito in pochi secondi, in una qualità molto buona, con la garanzia di aver contribuito alla carriera degli artisti. Dall’altro lato c’era la via gratuita del perdere tempo per cercare il brano, attendere molti minuti per scaricarlo, ottenere una qualità molto bassa e rischiare le multe. Ovviamente le persone scelsero la prima.

Jobs, in pratica, si accorse che le persone non ricorrevano alla pirateria tanto per il desiderio di non pagare, ma perché avevano bisogno di un’esperienza utente migliore. Il meccanismo poteva essere applicato anche nel settore cinematografico? Sì, e funzionò.

produzioni cinematografiche
produzioni cinematografiche

Ad oggi non solo il settore non è sparito, ma la produzione cinematografica è letteralmente esplosa con budget in continuo aumento. Lo streaming video ha letteralmente cancellato il pericolo di una decadenza, innestando di fatto un nuovo Rinascimento.

Se negli anni ’60 venivano realizzati 3.200 film all’anno, con dati praticamente piatti negli anni ’70 – ’80 – ’90, dal 2000 in poi le produzioni sono decollate in quella che tecnicamente viene descritta come una hockey stick (una curva su un grafico che cresce ricordando la forma di una mazza da hockey).

Nel 2005 le produzioni di film erano 4.584, mentre 10 anni dopo arrivarono a 9.387: più del doppio. I servizi di streaming come Netflix, Apple TV+, Amazon Prime Video e altri stanno portando budget miliardari nel settore.

Il servizio di streaming di Apple, per esempio, è stato pensato qualche anno fa. Apple assunse i presidenti di Sony Picture Television, Jamie Erlicht e Zack Van Amburg, nel 2017. Quindi significa che i piani di entrare nel settore risalgono almeno al 2015. All’epoca si stabilì un budget decennale di 10 miliardi di dollari, con 1 miliardo di $ da spendere ogni anno.

Sapete qual è il budget di quest’anno per Apple TV+? Secondo il Financial Times la società ha deciso di rivederlo per combattere la grande concorrenza nel settore. Questo l’ha spinta ad aumentare il miliardo accantonato inizialmente a ben 6 miliardi di dollari.

Il prossimo novembre, dice Bloomberg, Apple TV+ effettuerà ufficialmente il suo debutto con i primi 5 telefilm esclusivi prodotti da Apple:

Il solo The Morning Show, che è stato prodotto già per 2 serie da 10 episodi ciascuno, è costato 300 milioni di $. Ogni puntata costa 15 milioni, di cui 1,15 milioni (dicono indiscrezioni) sono corrisposti a ciascuno dei tre attori di punta: Jennifer Aniston, Reese Witherspoon e Steve Carell.

Lo stesso budget è stato stanziato per See con Jason Momoa (Aquaman). Se considerate che ogni puntata di Game Of Thrones costava al massimo 7,6 milioni di $, comprenderete il livello qualitativo a cui Apple punta.

Nello stesso periodo di tempo, però, Netflix investe 14 miliardi di $ per produrre le sue serie televisive. Hulu ne investe 2,5 miliardi e Amazon Prime Video, con il suo studio cinematografico dedicato, ne investe 7 miliardi all’anno (budget che comprende anche i diritti per la musica).

Disney+
Disney+

Il prossimo 12 novembre debutterà anche un altro grande concorrente: Disney+. Mentre Apple si prepara a vendere i suoi abbonamenti per 9,99 € al mese, Disney vuole conquistare tutti con 6,99 € al mese (o 69,99 € l’anno). La cosa positiva è che sin dal suo debutto Disney+ fornirà la fruizione dei contenuti dall’Apple TV e da iOS, mediante un’app dedicata.

Nel suo catalogo ci saranno 7.500 serie TV, 25 serie esclusive, 10 film in esclusiva, il catalogo Disney Classic, Pixar, Marvel, Lucas Film e 21st Century Fox e National Geographic. Per raggiungere una potenza di fuoco così vasta la società ha investito 52,4 mld di $ per acquistare la 21st Century Fox, 30 miliardi per comprare Hulu, 7,4 mld per Pixar, 4,24 mld per Marvel e 4 mld per Lucas Film. Un totale di quasi 100 miliardi di $ per governare l’industria cinematografica.

Galassia Disney - clicca sull'immagine per ingrandirla
Galassia Disney – clicca sull’immagine per ingrandirla

Come vedete, quindi, internet non ha affatto distrutto l’industria cinematografica. L’ha salvata. La pirateria è stata addomesticata fornendo agli utenti dei servizi con un’esperienza d’uso all’altezza, riducendo al minimo le frizioni e fornendo contenuti di qualità ad un prezzo equo.

È questa la grande lezione che abbiamo imparato oggi. Una lezione che può essere applicata a qualsiasi settore. Non sono le minacce o le campagne basate sul terrore a fidelizzare gli utenti, ma dare loro un servizio di qualità ad un prezzo equo, con una buona esperienza utente.

3 Comments

  1. Oggi i sopravviventi si intrattengono da mattina a sera e non sanno fare più nulla. In passato non erano meno solo le ore di film prodotte ma anche quelle trascorse davanti a uno schermo. Nel nostro paese questo non ha rallentato il declino dovuto all’invecchiamento ma in compenso ci ha lasciato una generazione che con laurea in tasca non ha le competenze di un diplomato del nord Europa in matematica.

    Si aggiunga la produttività più bassa del continente dopo la Grecia e a quel punto resta solo da bearsi di quante serie tv si possono vedere. Prima di queste fu il tempo della pornografia che coincise ad avere un gran numero di persone sessualmente attive solo a parole. Hai mai provato a fare un bilancio di quante ore della tua vita sono state sprecate?

    A me sembra di aver gettato la mia intera esistenza nel cesso.

    • Beh c’è anche da dire che grazie alle moderne tecnologie molti tempi si sono ridotti e abbiamo recuperato molto tempo libero. Immaginiamo le file per pagare le bollette oppure fare operazioni in banca. Per fare una domanda alla pubblica amministrazione o semplicemente organizzare un viaggio. Abbiamo recuperato molto tempo e questo ci concede di occuparne una parte per attività “perditempo” che prima materialmente non avevamo tempo di svolgere.

Cosa ne pensi?