Che fine fanno i soldi in ricerca e sviluppo di Apple?

Centro di ricerca di Apple in Israele
Centro di ricerca di Apple in Israele

Nel 2001 Apple presentò il primo iPod. Un player musicale che per la prima volta permetteva di portare con se 1.000 brani musicali, contro i circa 100 della concorrenza. All’epoca Creative era leader del mercato e Apple, grazie alla sua intuizione, al design pulito e all’esperienza d’uso elevata riuscì a scalciare il concorrente e diventare leader per diversi anni.

Nel 2007 la società presentò il primo iPhone: lo smartphone per eccellenza che, grazie allo schermo touchscreen capacitivo e all’esperienza utente, riuscì a cambiare totalmente il mercato della telefonia. All’epoca Nokia era leader del mercato e Apple riuscì a scalciarla diventando uno dei maggiori produttori al mondo di smartphone.

Scene del genere non sono nuove nella storia di Apple. Immaginiamo il Macintosh nel 1984, il Newton nel 1993, l’iPad nel 2010 o l’Apple Watch nel 2015. Tutti prodotti iconici, che hanno saputo influenzare enormemente il mercato di riferimento, diventando spesso i prodotti più venduti nel settore.

Se volessimo unire questi prodotti con una linea, quale figura ne uscirebbe? Molti dicono quella di Steve Jobs che per anni, grazie alla sua capacità visionaria, ha saputo sganciarsi dai meccanismi di mercato, che spingono ad analizzare i bisogni attuali dei clienti, per affrontare i bisogni futuri, anticipando di molti anni le mosse concorrenti.

Altri dicono che la figura che ne uscirebbe è quella di Jonathan Ive, famoso ormai ex capo del design di Apple, che grazie al suo stile minimale e pulito ha saputo realizzare prodotti non solo utili, ma anche belli da mostrare. Simboli in grado di indicare agli altri di far parte di un club esclusivo, quello di Apple.

Sono tanti i motivi che rendono Apple ciò che realmente è. Una delle società più innovatrici al mondo, con la capacità di indicare il futuro dei settori dove opera. Ma in tutto questo misticismo, non si può fare a meno di mostrare il proprio disorientamento attuale.

Secondo voci ben informate, infatti, i prossimi iPhone saranno molto simili a quelli attuali. Mentre la concorrenza mostra smartphone pieghevoli, sensori biometrici sotto lo schermo, display senza cornici, batterie potenti che si ricaricano in pochi minuti, sensori di movimento ToF e altro, ci si chiede come Apple stia occupando i suoi denari e il suo tempo.

I servizi Apple degli ultimi 15 anni
I servizi Apple degli ultimi 15 anni

La domanda che oggi mi pongo, quindi, è: che fine fanno i miliardi che la società spende in ricerca e sviluppo? Sappiamo dai suoi bilanci che negli ultimi 20 anni, Apple ha speso circa 69 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo. Se ci pensiamo bene si tratta di una montagna di denaro. Tanto per avere un metro di paragone: la spesa complessiva in ricerca in Italia nel 2011 era di 19 miliardi di €.

Dove va questo denaro? Apple ha diversi centri di ricerca e sviluppo sparsi per il mondo:

Sono centri dove lavorano centinaia di scienziati alla ricerca di nuove soluzioni. Spesso soluzioni brevettabili, il che rendono Apple la 9° azienda in classifica tra quelle che depositano più brevetti negli Stati Uniti.

Spesso tendiamo a pensare che spendere denaro in ricerca porti alla realizzazione di tecnologie innovative come il touchscreen o il mouse. In realtà parte di questi processi portano a soluzioni che spesso neanche vediamo. Per esempio il sistema di login Sign In with Apple è frutto proprio di questo processo. Lo è anche la voce poco robotica di Siri, il sistema di rilevamento delle cadute con l’Apple Watch o il sistema di sicurezza di Apple Pay.

ricerca e sviluppo Apple
ricerca e sviluppo Apple

Se guardiamo la curva di crescita di prodotti innovativi di Apple e quella della spesa in ricerca e sviluppo ci renderemo conto di una cosa: la crescita dell’una pare non collegata alla crescita dell’altra. In altre parole la società innovava anche quando spendeva molto meno in ricerca.

Quindi dove finiscono tutti quei miliardi? Nel solo 2018 la società ha speso ben 14,7 miliardi in ricerca, mentre nel 2019, considerando i primi tre trimestri, questa spesa ha già raggiunto 12,1 miliardi. Il programma Apollo, che ha portato l’uomo sulla Luna, è costato 25,4 miliardi di $ dell’epoca.

Pare che buona parte di questi soldi stia finendo in settori non ancora presidiati dalla società. Ricerca in campo di realtà virtuale e aumentata, guida autonoma, nuovi servizi e intelligenza artificiale, tale da consentirle di rimanere una delle protagoniste della trasformazione tecnologica del futuro.

Un cumulo di promesse che al momento non vedono un impatto concreto nel mercato. Siamo abituati a vedere i prodotti Apple come apripista nel settore di riferimento. Oggetti in grado di diventare il faro per tutta l’industria mondiale. Cose che negli ultimi anni non sta riscontrando conferme. Se a questo facciamo coincidere la morte di Steve Jobs circa 10 anni fa, raggiungiamo la facile conclusione che forse lo spirito visionario non sia più presente nell’azienda.

Nuovo centro di ricerca nell'Apple Park
Nuovo centro di ricerca nell’Apple Park

Secondo i recenti dati pubblicati da Strategy Analytics, le persone tendono a cambiare iPhone sempre meno spesso. La media attuale è 18 mesi, con il 20% delle persone che lo tengono per almeno 3 anni.

Da un lato il supporto della società con un sistema operativo molto longevo e l’uso di materiali durevoli, ma dall’altro lato non possiamo far finta di non vedere che le differenze tra una generazione all’altra sono minime.

Anche io ho ancora un iPhone X perché sostanzialmente la differenza con un iPhone XS è minima, e lo sarà pure con un futuro iPhone 11 se le indiscrezioni confermeranno che i cambiamenti con la generazione precedente saranno minime.

Mancano quei chiari segnali che spingono a volere l’ultimo prodotto sul mercato perché in grado di offrire un’esperienza utente nettamente superiore rispetto quella precedente. Molte persone attendono l’arrivo del nuovo iPhone non per acquistarlo, ma perché sanno che la generazione precedente sarà disponibile ad un prezzo nettamente inferiore. Un prezzo più basso per caratteristiche pressoché simili.

Spesso Tim Cook durante le interviste ai media, dichiara che non vede l’ora di presentare i grandiosi prodotti a cui Apple sta lavorando. Noi ci aggrappiamo a questa promessa, sperando che l’enorme spesa in ricerca porti prima o poi all’effetto WOW di cui tanto sentiamo la mancanza.

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