Apple Park
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C’è un processo che inizia quando vogliamo trovare una soluzione a un qualsiasi problema del mondo. È la fase della validazione tipico delle startup. Ci si chiede di cosa hanno realmente bisogno gli altri e poi si pensa a una soluzione. Il classico errore è approcciare rifilando una soluzione a forza per poi scoprire che il problema a monte non esiste.

Fortunatamente Apple di solito indirizza le sue analisi nell’ordine giusto. A volte forse prendendo troppo tempo, come il caso degli HomePod, ma di sicuro il lavoro certosino di realizzazione dei prodotti è focalizzato nel trovare soluzioni mirate ai problemi dei suoi clienti. Come è accaduto per gli AirTag.

Capita, però, che in questo fornire soluzioni valide a problemi reali, a volte la stessa Apple non sembra credere in Apple.

Mettiamo caso voi siate fautori di una linea di abbigliamento innovativa: abiti comodi, da non stirare, facili da lavare e non inquinanti. Non andreste in giro con i vostri stessi abiti? Non ne parlereste costantemente con amici e parenti? Non è solo una questione di affermazione di un brand, ma anche credere nel proprio prodotto.

Ora prendiamo in considerazione l’iPad Pro. È di sicuro un ottimo prodotto. Ha un SoC M1 che è un processore molto avanzato, presente anche negli iMac. È un prodotto per un’utenza professionale, come dice lo stesso nome. Quindi serve anche a lavorare.

Fino a qualche anno fa Apple promuoveva attivamente l’uso degli iPad in azienda come strumento di lavoro. In molti contesti è molto valido, soprattutto se sono state realizzate app aziendali in grado di coprire tutte le esigenze quotidiane dei dipendenti.

Se qualcosa manca Apple invita caldamente gli sviluppatori a trovare soluzioni ai problemi del mondo, che siano privati o aziende. Un invito sollecitato da varie iniziative come l’Entrepreneur Camp, fino alle tante iniziative nelle università.

Allora ci si chiede come mai la stessa Apple non creda nell’iPad Pro fino in fondo. Molte delle sue app professionali mancano in iPadOS. Pensiamo a Final Cut Pro per la modifica dei video. Oppure a Xcode per scrivere codice. Pensiamo anche a Logic Pro o Compressor.

Non può essere un limite hardware. Negli iPad Pro c’è lo stesso processore degli iMac e dei MacBook. È chiaro che il limite è solo software. Ma il software è sviluppato dalla stessa Apple, quindi la società ha tutto il potere di modificarlo per renderlo più completo e realizzare le sue app professionali per i tablet.

Ci sono altri casi in cui Apple non crede in Apple. Un altro caso è quello delle sue Academy: quattro nel mondo dislocate in Italia, Brasile, Indonesia e Stati Uniti. Centri di formazione ufficiali con brand Apple che formano centinaia di sviluppatori ogni anno.

A oggi nessuno sviluppatore formato in una Academy è stato assunto in Apple. Neanche nessun project manager o designer. In pratica Apple forma persone che poi è essa stessa a non volere. È come un grande ristorante che forma chef che poi non reputa all’altezza di lavorare nello stesso ristorante che li ha formati.

Un altro esempio è la sua politica di integrazione multiculturale, la salvaguardia dei diritti contro le discriminazioni, la politica per favorire le donne e ridurre le disparità.

Prese di posizioni importanti che aiutano a ridurre le disuguaglianze e permettono ai dipendenti di lavorare con maggiore serenità. Allora perché nella progettazione dell’enorme nuova sede, l’Apple Park, con i suoi 260.000 metri quadrati di superficie, è stato costruito un parcheggio enorme ma neanche un asilo nido?

Quando ci si fa portavoce di un pensiero positivo la cosa più saggia da fare è dare l’esempio. È dimostrare di crederci fino in fondo, fino a convincere gli altri con le proprie azioni. Dimostrare che ciò che si dice lo si fa.

A volte la stessa Apple sembra non credere in Apple e per me dovrebbe farlo un po’ di più.

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