Il popup che chiede all'utente di essere tracciato in iOS
Il popup che chiede all’utente di essere tracciato in iOS

Internet e privacy. Un argomento sul quale prima o poi il mondo intero doveva convergere. Quanto è importante mantenere il controllo dei propri dati? Molto, più di quanto possiate pensare. Più di quanto ingenuamente state sottovalutando. Lo dice anche l’Unione Europea con la normativa GDPR tanto invidiata all’estero.

Il fatto è questo: nessuno odia la pubblicità e la raccolta dei dati in quanto tali. Capita che vai sul sito delle giacche e poi mentre guardi le storie su Instagram ti appare proprio l’immagine di quella giacca. Poi vai sul sito delle notizie del giorno e ti appare il banner di quella giacca.

Nel campo del web marketing è alla base di ogni cosa. Noi potremmo credere nel vaticinio, cioè tradurre questi eventi fortuiti come un segno del destino. Se vedo la giacca ovunque significa che devo comprarla. Ed è meno banale di quanto possiate immaginare, perché ci cascano un po’ tutti.

Il sistema è diventato così remunerativo da portare le aziende a realizzare algoritmi sempre più precisi, tali da creare un vero e proprio profilo per ognuno di noi. Con pochi passaggi tra siti, like, interazioni e utilizzo di app, aziende come Facebook possono schedare gli utenti per proporre loro pubblicità mirate.

Una vera e propria scienza che sta evolvendo in soluzioni anche malsane. Basti pensare esistono tool in grado di tracciare il movimento degli occhi su una pagina, i tap dell’utente sullo schermo e individuare esattamente l’area del display dove l’utente pone più attenzione, al fine di valutare con dei test come posizionare meglio immagini e testo e spingere l’utente a comprare il più possibile.

Ciò che vi sto scrivendo non è estremizzazione e paranoia. È la realtà attuale. Esserne coscienti è una buona cosa. Apple mira a far esprimere questa coscienza.

Gli sforzi della società di Cupertino da qualche anno a questa parte mirano a realizzare metodi e soluzioni per evitare che le aziende facciano ciò che vogliono, come in un Far West di dati digitali. La società ha realizzato diverse soluzioni:

E di recente l’obbligo di integrare un pop up per chiedere all’utente il permesso esplicito di essere tracciato.

Una funzione che sarà disponibile da iOS 14.5 e obbligatoria in tutte le app che utilizzano il tracciamento. In pratica l’utente deve confermare che è d’accordo nell’essere tracciato e può cambiare idea in ogni momento.

Questo punto lo voglio evidenziare: Apple non elimina la possibilità di essere tracciati, ma introduce un consenso diretto che spinge l’utente a decidere. È importante dare il consenso a essere depredati dei propri dati, come giusto che sia.

Questo ha scatenato una guerra fredda con Facebook. La società di Mark Zuckerberg sa benissimo che se l’utente può scegliere di non essere depredato dei propri dati sceglie di non esserlo. Questo potrebbe portare a forti perdite per Facebook in quanto Apple ha oltre 1,6 miliardi di dispositivi attivi nel mondo.

L’azienda stima un calo fino al 60% dai ricavi pubblicitari, il che potrebbe portare alla perdita di diversi miliardi di dollari. Da qui la scelta di schierarsi apertamente contro Apple e il suo pop up anti tracking.

Secondo il Wall Street Journal Mark Zuckerberg, durante un meeting con i dipendenti, ha espresso le sue preoccupazioni per la soluzione in arrivo nei sistemi di Apple. Il CEO di Facebook ha dichiarato che l’obiettivo della società sarà vendicarsi infliggendo, cito le parole riportate, “molto dolore”.

Ma di qualche dolore si parla? Il pensiero corre subito a unoÌ studio del PNAS. Alcuni ricercatori vennero a conoscenza di un esperimento nei laboratori di Facebook dove si utilizzava l’algoritmo del feed di notizie per manovrare il pensiero delle persone.

Se non avete letto lo studio so che la cosa potrebbe lasciarvi increduli, ma l’esperimento riuscì. Se consideriamo che il 52% delle persone ha dichiarato al Pew Research Center di informarsi quotidianamente da Facebook, questo lascia comprendere la pericolosità della cosa.

Avete capito bene: le persone si informano leggendo Facebook e quest’ultima può decidere quali notizie mostrare e quali nascondere al solo fine di influenzare la vostra percezione del mondo. Applicazioni pratiche sono state usate da Cambridge Analytica, di cui Facebook fu condannata in quanto complice, modificando il pensiero degli indecisi nelle elezioni americane che videro la vittoria di Trump.

Questa sorta di arma di distruzione di massa delle coscienze potrebbe ora essere rivolta in direzione di Apple. Da qui la minaccia di infliggere dolore. È plausibile pensare che vi sarà un forte aumento di contenuti anti Apple a cui Facebook darà risalto, al solo fine di danneggiare l’immagine della società descriverla come una società cattiva.

Facebook colpirà sul fianco più debole dell’azienda: le accuse che le sono state volte per il presunto monopolio nell’App Store. Farà in modo che le notizie che descrivano Apple come il monopolista cattivo siano sempre più frequenti, fino a far ribollire la rabbia tra gli utenti e convincere molti a boicottare il marchio.

E di certo Apple non starà a guardare. Si arriverà a bannare Facebook dall’App Store? La società svilupperà strumenti sempre più mirati alla protezione della privacy tanto da rendere l’algoritmo di Facebook inapplicabile?

Sta di fatto che alla fine di questa guerra saranno tanti gli interrogativi a cui dovremmo dare risposta. Facebook può avere il potere di influenzare le masse? Un simile potere può restare nelle mani di una società privata? E inoltre chi si schiererà a favore di una o l’altra azienda? Cosa faranno i legislatori a tal proposito? Gli utenti saranno tutelati?

Nell’attesa di conoscere le risposte posso solo consigliarvi di non regalare i vostri dati a nessuno. Sono vostri e se deciderete di farlo, siate coscienti della cosa. La libertà sta nella scelta.

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